sabato 27 giugno 2009

Il piccolo uomo

Rimanendo sulla scia della pubblicazione del pensiero di Wilhelm Reich tramite i suoi scritti, ho deciso di trascrivere parte di uno dei libri più belli dello scienziato, ma poco conosciuto: “L’assassinio di Cristo”. Nel capitolo riportato si riscontrano i particolari dei grandi pensieri e le distorsioni del piccolo uomo, che spezzetta, sminuzza, trita e ritrita i grandi insegnamenti per poi usarli a discapito della vita. Ecco lo scritto:

IL PARALLELO DEL PICCOLO UOMO

In politica, ciascuno biasima gli altri e mai se stesso. E’ giunto il momento di smetterla di cercare capri espiatori. E’ ormai il momento di vedere che cosa divida l’umanità. E’ la peste emozionale, che il cristianesimo chiama “peccato” la responsabile di questa frattura. E’ la corazza caratteriale, che prostra l’uomo e lo rende impotente. E’ sempre la corazza, che è terrore della Vita vivente, che scorre, a creare i sergenti della peste, che divengono sergenti dei grandi eserciti delle nazioni diaboliche.
ACCANTO A OGNI GRANDE PENSIERO UMANO CHE URTA IL DENOMINATORE COMUNE DELL’UMANITA’, ESISTE UN PENSIERO PARALLELO DEL PICCOLO UOMO CHE ANNULLA OGNI PENSIERO GRAVIDO DI SPERANZA.
E’ inutile pensare a nuove dottrine liberatorie finché il parallelo del Piccolo Uomo continuerà a distruggere ogni buon lavoro. Ecco alcuni esempi del parallelo del Piccolo Uomo nei confronti di grandi principi:

Pensiero Creativo

Parallelo del Piccolo Uomo

Il Dio di Mosé

Jehova, il Dio vendicativo e punitivo

Il pescatore d’uomini

Le guerre sante, le crociate, il gesuitismo

Il paradiso di Cristo in terra

Gli angeli di Paolo in cielo

La libertà

“Faccio quello che voglio”; licenza, ciarlare sporco

“Ama il prossimo tuo”

“Temi il tuo prossimo e tienitelo buono”

La regola aurea

Compromessi senza principi

L’etere come substrato universale

Un particolare etere per ogni funzione naturale

Libera iniziativa

Ruberie, estorsioni, imbrogli, complotti, far finire in prigione il concorrente

Discriminazione nei confronti delle attività antiamericane, oppressione, odio

Persecuzione per “antiamericanismo” di qualunque verità non sia gradita

“Il lavoro umano crea plusvalore” (Marx)

Campi di lavoro in condizioni di schiavitù (Stalin)

Rapporti umani

Politica, potere sull’uomo

Il saggio

L’esperto, l’autorità

L’amplesso genitale

“Fare” l’amore, “stendere” una donna

La legge

La burocrazia, il “legislatore”

L’attività rivoluzionaria clandestina

Lo spionaggio diplomatico internazionale, la sovversione

La ribellione contro l’ingiustizia sociale

La rapina in banca

La società

Lo stato, lo statalista, il socialismo

I contributi per la sanità e la previdenza sociale

Tasse per scoraggiare i ricchi e gli sforzi individuali

Organizzazione dei lavoratori

Mafia dei capi sindacali

Il libero pensiero

Il libero pensatore

Lotta contro lo sfruttamento nell’industria

“Anch’io voglio diventare ricco”

Capo, guida, consigliere

Dittatore, tiranno

Lotta contro la dittatura

Calunnia e persecuzione della libertà e dei nuovi indirizzi di pensiero

Libertà di professare le proprie opinioni

Chiudere la bocca alla gente

Critiche concrete

Diffamazione personale e menzogne

Lotta leale

Coltello nella schiena

Libertà civili

Crudeltà, tolleranza verso gli assassini subdoli

Giustizia

Prosecuzione, persecuzione

Brivido d’avventura

Giochi d’azzardo, l’assassino delle autostrade

Sport

L’ “offa”

Distruttività umana

Istinto di morte

Ricercare e trovare “Dio”

Litanie, Ku-Klux-Klan, agitazioni religiose

Rapporti diplomatici

Palese disonestà

Potenza orgastica

Salvezza, redenzione senza sforzo

Sublimazione degli impulsi secondari

Snobismo culturale

Morale naturale

“Tu non …”, “Non toccare”

Autoregolazione

Ideale del “Regolati da te stesso”

Lotta per la libertà umana

Lo spacciatore di libertà

Psicologia scientifica

Chiunque è uno “psicoterapeuta”

Neurologia scientifica

Chirurgia del cervello per i disturbi emozionali

Scarica curativa della bioenergia bloccata

Trattamento di shock indiscriminato

Il popolo sovrano

“Viva il re”

Nazione

Razza

Socialdemocrazia

Dittatura del proletariato

Difesa nazionale

Elmo militare, Junker in uniforme

Socialismo

Capitalismo di stato

Sacerdote, Uomo di Dio

L’affarista religioso

Peste emozionale

“Peste” per tutto ciò che non piace

Donare

Esaurire il donatore

Dare e prendere

Prendere e non dare mai

Verità

Ascoltare di nascosto

Pescare per mangiare

Pescare per far soffrire il pesce

Amministrazione sociale

Governare sulla testa del popolo, “LO STATO”

Servitori pubblici

Piccoli uomini che premono i bottoni

Convincere la gente di una realizzazione

Essendo riconosciuto

Reporter, giornalista

Distruzione del carattere, diffamazione, calunnia

Economia sociale

Meccanismo statalistico

La persona che sa

La persona che tace

Il critico

“Anch’io …”

L’orgonomista

Lo schiacciamuscoli, quello che rafforza la corazza

Ridere

Sghignazzare

Fondazione per la ricerca

Fondazione per pagare stipendi esenti da tasse

Rimboschimento

Tagliare tutti gli alberi di un bosco

Risparmio

Usura

Abbondanza

Spreco

Economia di produzione

Mercato nero, inflazione

Caratteristiche ereditarie

Segregazione razziale, “degenerazione ereditaria”

Genio

Picchiatello

Bambino sano

Bambino che non ha problemi

Il clown del circo

Comicità radiofonica per accontentare il cattivo gusto

Aggiornamento fortemente correlato all’articolo (27-06-2009)

Oggi Berlusconi, leader del PDL, che professa libertà di ogni genere, tranne che quella personale, ha dichiarato che bisogna chiudere la bocca a persone non gradite;
Riporto l’articolo del sole 24 ore online:

Berlusconi: «Bisognerebbe chiudere la bocca ai catastrofisti»

«Gli italiani ci hanno votato e continuano a darci consenso nonostante tutti i miasmi, le calunnie e i veleni che tentano di lanciarci addosso per sommergerci». Lo afferma il premier, Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi convocata per spiegare il nuovo decreto anticrisi.
Il Presidente del Consiglio si è inoltre scagliato contro le organizzazioni internazionali, contro coloro che «un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al -5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011». Insomma, dice Berlusconi in conferenza stampa, «un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perché di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell'Europa e del mondo». 26giu2009

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In pratica l’insegnamento di Reich dice che il piccolo uomo travisa il “Libertà di professare le proprie opinioni” in “Chiudere la bocca alla gente”
Che dire, Reich è attualissimo nonostante il libro in questione sia del 1954.

martedì 23 giugno 2009

Ciack, si gira!

Oggi parlerò un po’ di cultura. In Italia, sta andando in onda un film porno a puntate che si chiama: “Tutte lo chiamavano Papi”. La trama (voi vi chiederete ma un film porno ha anche una trama? ebbene sì questo ce l’ha) consiste in poche parole nella sporca storia di un presidente di una nazione che era circondato da ragazze giovani che gli stavano vicino, (molto vicino) e lo chiamavano Papi perché per loro era come un padre che regalava loro gioielli, viaggi, posti di lavoro, incarichi pubblici, in cambio della realizzazione delle loro aspirazioni (!!!).
La straordinarietà di questo film è l’uscita a puntate in tutti gli organi di informazione, compresi studio aperto, libero e il giornale.
La trama è così avvincente che anche all’estero si stanno attivando per sapere come andrà a finire.
Intanto le persone che si ritrovano nei migliori circoli culturali, come i bar o il parrucchiere, hanno fatto diventare questa fiction porno (così è stata definita) l’argomento preferito delle loro argute discussioni culturali, che prima si erano incagliate in quisquilie filosofiche,come l'osservazione dei fatti privati dei vip, le bestemmie sui risultati del campionato e sul culo di Belen Rodriguez.
Questa fiction è parsa così vera che un ex capo di stato visionando alcune foto del film, preso da nostalgia, da manie di protagonismo e da prostatite, ha detto: “quello col pisello per aria sono io, ma potrebbe essere tutto un montaggio”. Però secondo alcune voci, qualcuno giura che su Wikipedia era pronto a mettere quell’immagine sul profilo.
Intanto il fotografo di scena è stato perquisito e incriminato perché ha cercato di vendere delle foto ad un direttore di riviste porno, e il cui direttore sta ancora provando a fare una querela per truffa, senza successo. Inoltre ha pubblicato all’estero in anticipo delle immagini coperte da copyright, causando un danno ingente alla casa di produzione della fiction.
Movimenti incresciosi si odono invece dal lato casting, dove una ormai pornodiva, in combutta con un’ amica che ha realizzato delle comparse nello sceneggiato, sta cercando di dimostrare che il produttore non le ha versato il compenso. Ferma la risposta dell’avvocato della società di produzione: “per i problemi coi pagamenti si devono rivolgere alla società di selezione del personale, non al produttore”.
Si odono anche voci che la produzione sia implicata in una storia di pedopornografia, dove siano coinvolte a lavorare nel casting, delle minorenni. Ma la notizia è infondata, dato che la produzione ha girato degli scatti che ritraggono il protagonista in una scena di festa di un diciottesimo compleanno di una ragazza del cast.
Alcuni oppositori di questa fiction hanno obiettato che la visione deve essere riservata solo ad un pubblico adulto, ma i sostenitori hanno replicato dicendo che la maturità media degli italiani è di 13-14 anni.
Per i più maturi.
Intanto i giornali, pur di vendere di più facendo immaginare culi e tette ai lettori, fanno a gara per elogiare questa fiction, che sta riscuotendo un gran successo anche tra i catto-comunisti. Per questo il presidente del consiglio ha insinuato voci di complotto, dicendo poi che non ha mai pensato ad un complotto. Smentite anche da Cossiga che non c’entra un cazzo, forse.

lunedì 22 giugno 2009

Un gabbiano

Video

Mi scendono le lacrime mentre vedo questo video che ho trovato sul sito di Grillo. In questo video non c’è solo una ragazza che muore o solo la colpa di un militare che ha sparato, c’è tutto un emblema di un epoca, la nostra epoca. Sono immagini dure, crude, ma necessarie da vedere per comprendere, come necessario è non voltarsi dall’altra parte. Ci hanno abituato ai tg che i morti sono solo numeri; non sangue, fine della vita, di quel soffio vitale che ci potrebbe rendere liberi. In questo video c’è il menefreghismo della gente, la richiesta di aiuto di un popolo guidato da una dittatura oramai non più sostenibile, il voltarsi dall’altra parte di popoli che per la loro apparente tranquillità hanno sfruttato altre popolazioni, rendendo possibile quella dittatura che ora semplicemente non gli interessa. In questo video c’è la rivoluzione e la reazione, assieme, c’è la possibilità della realizzazione di un sogno e la sua soppressione; c’è la vita che grida a gran voce il suo posto in questo mondo, c’è il ribellarsi alla crisi, il non starci più in un mondo che non appartiene alle persone, pagando questo desiderio anche col rischio della propria vita, anche solo esponendosi in strada rifiutando un coprifuoco, che è più dell’anima che reale. Può esserci tutto questo in questo video, ma forse, come insegna Gaber, c’è tutto questo insegnamento solo perché lì c’era un gabbiano che stava volando. Purtroppo qualcuno gli ha spezzato le ali, ma quel qualcuno non sa che ora, quel gabbiano, sta volando più in alto.

martedì 16 giugno 2009

Due miserie in un corpo solo

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il "Paradiso Terrestre".
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché: "la borghesia, proletariato, la lotta di classe"... cazzo
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il "materialismo dialettico" per il "Vangelo secondo Lienin".
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani, incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.


Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare
veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani "ipotetici".


E ora? Anche ora ci si sente come in due, da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si é rattrappito.


Due miserie in un corpo solo.

Giorgio Gaber

giovedì 4 giugno 2009

Questione di geometria

Testo tratto dal famosissimo libro "Novecento" di Alessandro Baricco
...
Tutta quella città … non se ne vedeva la fine … /
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?/
E il rumore /
Su quella maledettissima scaletta … era molto bello, tutto .. e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema /
Col mio cappello blu /
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino /
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino /
Primo gradino, secondo /
Non è quel che vidi che mi fermò /
E’ quel che non vidi /
Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi … lo cercai ma non c’era, in quella sterminata città c’era tutto tranne /
C’era tutto /
Ma non c’era una fine. Quel che vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo /
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei finito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu /
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me/
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi /
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita /
Se quella tastiera è infinita, allora /
Su quella tastiera non c’è musica ch puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio /
Cristo, ma le vedevi le strade? /
Anche solo le strade, ce n’era migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una /
A scegliere una donna /
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo per morire /
Tutto quel mondo /
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce /
E quanto ce n’è /
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla …/
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli ch ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato così, la terra, quella è una nave troppo grande per me. E’ un viaggio troppo lungo. E’ una donna troppo bella. E’ un profumo troppo forte. E’ una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.
Per favore /
/

Adesso cerca di capire, fratello. Cerca di capire, se puoi /
Tutto quel mondo negli occhi /
Terribile ma bello /
Troppo bello /
E’ la paura che mi riportava indietro /
La nave, di nuovo e per sempre /
Piccola nave /
Quel mondo negli occhi tutte le notti, di nuovo /
Fantasmi /
Ci puoi morire se li lasci fare /
La voglia di scendere /
La paura di farlo /
Diventi matto, così /
Matto /
Qualcosa devi farlo e io l’ho fatto /
Prima ho immaginato /
Poi l’ho fatto /
Ogni giorno per anni /
Dodici anni
Miliardi di momenti /
Un gesto invisibile e lentissimo. /
Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, era un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c’entra la pazzia. E’ genio, quello. E’ geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna, una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo. Il padre che non sarò mai l’ho incantato guardando un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere niente di quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere l’ultima cosa che guardava la mondo, quando se ne andò, guardandomi negli occhi, non fu lui ad andarsene ma tutti i figli che non ho mai avuto. La terra che era la mia terra, da qualche parte nel mondo, l’ho incantata sentendo cantare un uomo che veniva dal nord, e tu lo ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, i monti intorno, il fiume che adagio scendeva, la neve d’inverno, i lupi la notte, quando quell’uomo finì di cantare finì la mia terra, per sempre, ovunque essa sia. Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che avevi, negli occhi, io li ho visti, tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato, sono venuti via con te. Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto immani iceberg del mare del nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho detto addio alla rabbia quando ho visto riempirsi questa nave di dinamite, ho detto addio alla musica, alla mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un istante, e ho detto addio alla gioia, incantandola, quando ti ho visto entrare qui. Non è pazzia fratello. Geometria. E’ un lavoro di cesello. Ho disarmato l’infelicità. Ho sfilato la mia vita dai miei desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti uno dopo l’altro, incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno ho mai raccontato se non a te /
...