sabato 30 maggio 2009

sulla guerra...

sulla guerra...
Articolo tratto dal blog di Fabio Piselli


qualcuno ha detto che la guerra piace a chi non l'ha mai vista

in molti, scrittori, giornalisti, filosofi, psicologi, gente comune, si sono chiesti le ragioni per le quali un uomo è spinto ad uccidere un altro uomo, trovando ogni volta una risposta pari ad un'altra domanda

la morte in guerra è un evento del tutto normale, immediatamente elaborabile, diversamente da un incidente stradale o da una malattia, per cui, paradossalmente, soffriamo a lungo

in guerra chi uccide e chi è ucciso si confondono nelle stesse, simili, espressioni di morte; in Bosnia vi erano cadaveri talmente uguali che era possibile riconoscere se stessi o i propri parenti in ognuno di essi

le ragioni politiche dei conflitti sono così lontane dal conflitto stesso, nel quale, chi combatte, lo fa per sopravvivere e tutto il suo mondo è rappresentato dal compagno più vicino e dal nemico da abbattere, prima di essere abbattuti; come prede, come animali, come soggetti oggettuali alle dinamiche del conflitto, pedine di un gioco più grande del singolo soldato, al quale è donato il ruolo di eroe come risarcimento di una vita comunque distrutta, anche se sopravvive alle battaglie

la guerra è un affare per molti, economico, politico, strategico, industriale, è uno dei motori responsabili della migrazione dei tanti disperati, alcuni dei quali li ritroviamo a bordo dei barconi che oggi respingiamo, fieri e tronfi di farlo, ignari di contribuire al massacro iniziato nella loro terra di origine

la guerra è un rifugio per molti frustrati, io fra loro, ove poter dimostrare a noi stessi quel coraggio e quell'ardimento prima in qualche modo sopito, mortificato, che ci ha spinto a ricercare emozioni e prove di vita altrimenti rese nulle da una infanzia difficile, da una conflittualità genitoriale, da tutte quelle debolezze che non siamo stati capaci di elaborare nel corso della nostra crescita

ecco perchè diffido della guerra e di chi la combatte, mentre ho una immensa fiducia in coloro che dopo averla combattuta torneranno a casa, finalmente forti della propria debolezza, capaci di dire agli altri che la guerra è un prezzo troppo alto per risolvere i propri conflitti

infatti il soldato che va in guerra è spinto da una strana euforia, sia per il condizionamento che riceve, sia per quella scarica di adrenalina che ogni situazione ad elevato rischio dona ai temerari; ma dura poco ed è superata al primo fischio di una pallottola, al primo colpo di artiglieria, al primo morto ammazzato

si trasforma da un coraggio incosciente in una coscienza del coraggio, grazie alla quale ci si affida alla paura e si riesce ad avere un sensore sulla realtà; riconoscendo ben presto l'inutilità della fuga dalle proprie frustrazioni

la guerra la dichiarano i ricchi ed i potenti ma generalmente la fanno i poveri e i disperati, una strana alchimia della vita, per la quale chi soffre rinforza il proprio persecutore, sacrificandogli la vita, dal quale riceverà una medaglia a riconoscimento del proprio eroismo

a volte penso che i deboli eroi, soldati di un potente, se solo si accorgessero di essere forti e capaci di combattere per i propri diritti, e, non, per gli interessi del potente, farebbero la rivoluzione

ma oggi sono acquietati dalla guerra combattuta per difendere la pace, parola che rende alibi ogni arroganza, ogni sparo, ogni ucciso, sia esso un combattente che un inerme civile, la vittima collaterale

il soldato che spara, oggi è stato educato a non dover più riconoscere un soldato nemico, ma solo un presunto combattente, caricato così di una responsabilità troppo grande, per cui ad ogni errore miete una innocente vita umana, che ha avuto solo il torto di essere nata in un paese in guerra

vorrei gridare basta ai distributori di medaglie, ai costruttori di eroi, i quali hanno il dovere di affrontare le ragione politiche della guerra, dalla quale non abbiamo mai imparato nulla, se non a sviluppare nuove armi per massacrarci meglio

la guerra vera la fanno i tanti lavoratori che cadono sul campo, in fabbrica, in auto, in cantiere, in mare, la fanno i soldati che tornano malati di tumore, la fanno le vedove che mangiano pane e medaglie

la rivoluzione non inizia dalle armi, ma dalla proprietà di scelta, di non essere eroi, di non accettar medaglie, di riconoscerci in ogni altro da noi, compreso il nemico da uccidere

dovremmo compattare le nostre esperienze per far muro contro la politica della guerra, la quale nasconde gli affari, il potere, il dominio dei mercati

la pace vera la si raggiunge iniziando a non respingere, imparando a selezionare, a donare accoglienza ed opporre sicurezza

invece ci ostiniamo a gonfiare il petto e a mortificare l'avversario, ad essere vigliacchi come tutti coloro che hanno un potere su un più debole

in Bosnia ho visto la forza di un uomo di un vecchio sconfiggere i confini, ho visto la vigliaccheria dei soldati medagliati, ho visto la politica delle ambasciate chiuse e dell'Holiday INN di Sarajevo

ho visto che non abbiamo ancora imparato a capire che la guerra siamo noi....

Fabio Piselli

link all'articolo

lunedì 25 maggio 2009

Show must go on

Empty spaces, what are we living for?
(Spazi vuoti, per cosa stiamo vivendo?)

Comincia così una canzone che amo, sia dal punto di vista musicale sia da quello del testo. Sto parlando della famosissima canzone dei Queen, "The show must go on". In questi periodi temporali si sente sempre più parlare di crisi, ma cos'è la crisi? In effetti sembrerebbe stupido parlare di crisi economica, ovvero crisi di una organizzazione della sussistenza e della produzione di oggetti utili, dato che le macchine hanno soppiantato il faticosissimo lavoro agricolo, portando il livello della sussistenza ad una mera chimera. Ovviamente questa è solo l'illusione, infatti in milioni muoiono per denutrizione e cause ad esso correlate ogni anno, e per di più il lavoro al giorno d'oggi in termini di ore lavorative è praticamente aumentato, basta chiedere a chi per poter sostenersi a sussistenza, ovvero tetto vitto e bollette, è costretto a lavorare 10 ore al giorno essendo pagato regolarmente 8. Ma questi sono i più fortunati. Nell'era della democrazia incalza senza sosta anche la chimera della schiavitù, con una rampanza che farebbe invidia alle società schiaviste greche e romane. Milioni sono gli schiavi, prevalentemente nell'ambito dell'agricoltura, ma per le donne prevale sempre lo sfruttamento sessuale. In russia ormai è normale per esempio che le donne pensino se vogliono migliorare la loro situazione economica di vendere il proprio corpo, come mostra l'intervista ad una ragazza webcam di Mosca, realizzata dalla Pravda.
Ovviamente parlare di assurdità è inutile se si pensa che per traghettare le donne russe rese in schiavitù in Israele vengono utilizzati quotidianamente i sotterranei del confine palestinese, come scrive la Napoleoni in "Economia Canaglia" in questo caso palestinesi e israeliani sono d'accordissimo.

Inside my heart is breaking, my make-up maybe flaking, but my smile, still stays on.
(Dentro, il mio cuore si sta rompendo, il mio trucco potrebbe svanire, ma il mio sorriso, sta ancora su)


Continua cosi la canzone dei Queen, ed anch'io mi sento così mentre sto scrivendo queste righe, e rileggendo quello che ho scritto fino ad adesso. Non sono il solo a sentirsi così, ho la compagnia spesso inconsapevole di miliardi di persone, che pur di dar sfogo all'illusione, pur di illudersi ucciderebbe, e di fatto uccide. Il fregarsene altamente dei bambini ridotti in schiavitù quando si indossa un vestito fatto da uno di loro, non interessarsi alle crisi idriche africane mentre si consuma in una dieta iperproteica della carne proveniente dall'africa, oppure si hanno quattro telefonini in contemporanea prodotti inquinando irrimediabilmente le acque cinesi, dove milioni di contadini muoiono perchè mentre coltivano erbe che si fanno avvelenate, coltivano anche le nostre illusioni addebitandosene il prezzo.

I'll top the bill, I'll overkill, I'll have to find the will to carry on
(Pagherò il conto, darò il massimo, dovrò trovare un modo per andare avanti)

Soluzioni: l'ultimo ritrovato si chiama Obama. Un pò come superman quest'uomo dovrebbe risanare millenni di condizionamento sociale, una situazione economica disastrosa e tanto altro nel giro di un mandato presidenziale e per giunta da solo. Ridicolo. Ancor più ridicolo se si pensa che questo è il pensiero di chi lo ha eletto, ovvero molti milioni di statunitensi. Allora ancora i Queen hanno ragione, dato che Obama richiede a tutti di dare il massimo, di riuscire a risanare questa situazione che considerarla assurda è semplicemente ridicolo. D'altronde cos'è il tutto, se non è riconducibile all'unità per poi sbalzare di nuovo al tutto. D'altronde le illusioni sono la base di questo sistema, e ogni nuova illusione è un successo del sistema e un fallimento della vita. Però nonostante sia tutto palese ancora si chiede a gran voce: Show must go on!

venerdì 22 maggio 2009

Mai più

Mai più. Sogno un mondo dove tutti dicano: mai più guerre!
Sogno un mondo dove tutti dicano: mai più persone povere!
Sogno un mondo dove tutti dicano: mai più violenza!
Sogno un mondo dove tutti dicano: mai più mancanza di amore!
Sogno un mondo in cui tutti dicano: mai più ingiustizia!
Sogno. Sogno un mondo in cui non ci sia mai più assenza di sogni.

Paoloblogger

giovedì 21 maggio 2009

Ai despoti non piace

Sei mesi di condizionale
Non sono niente male
Per aver seminato sul mio davanzale
Sei mesi di attenzioni e cure per tenere creature
Con foglie a sette punte con un buon odore

A Marzo la pianti e aspetti che spunti
A Aprile la bagni e cresce
A Maggio la femmine e i maschi separi
A Giugno si riempie di fiori

Ma a Ottobre, mese di raccolta
Mi suonano alla porta
Non sospettando niente
Io apro all’ Attendente

Sei mesi di fatica dura
Per questa fioritura
Me l’hanno sequestrata ed ora sta in questura

A Marzo la pianti e aspetti che spunti
A Aprile la bagni e cresce
Da Maggio a Settembre la vedi fiorire
A Ottobre raccogli e puoi dire
“L’ho coltivata io
non me ne pento neanche un po’”

E pensare che la cannabis sativa
Potrebbe risanare questo Mondo alla deriva
Potrebbe soppiantare petrolio e i derivati
La plastica ed i farmaci a cui siamo abituati
Sarà per questo che è vietata
Ai despoti non piace
La gente rilassata e l’energia pulita

A Marzo la pianti e aspetti che spunti
A Aprile la bagni e cresce
A Maggio la femmine e i maschi separi
A Giugno si riempie di fiori

A Marzo la pianti e aspetti che spunti
A Aprile la bagni e cresce
Da Maggio a Settembre la vedi fiorire
A Ottobre raccogli e puoi dire
L’ho coltivata io
non me ne pento neanche un po
L’ho coltivata io
Scommetti che lo rifarò!!
Canapa, Punkreas

mercoledì 20 maggio 2009

E dov'é il problema?

PAVIDI

Vi dibattete con fatica immane, vi disperate, vi consumate la vita, per acchiappare ombre. Avete degli ‘eroi’ che per far soldi ed essere ‘divi’ vi incoraggiano a continuare. Dovreste odiarli, ma li amate.

Berlusconi? E dov’è il problema?

La Camorra? E dov’è il problema?

Le guerre imperiali? E dov’è il problema?

La fame nel mondo? E dov’è il problema?

Sono tutte espressioni dei Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi. E dov’è il problema?

I Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi sono la cosa più comune della Storia dell’umanità, nulla di nuovo, ci sono sempre stati: gli imperi coloniali, la schiavitù, la barbarie, l’Inquisizione, le tirannie, lo sfruttamento delle masse, dei bambini, i fascismi, certi comunismi, tutti fenomeni confronto a cui Berlusconi e la Camorra sono minuzie. Vogliamo forse paragonare i Conquistadores spagnoli alla Lega? I Gulag alla Campania?

Ma i popoli si sono organizzati, e li hanno sempre uno a uno spazzati via. Lo hanno fatto quando non c’era la Tv, non c’era Internet, non c’erano le democrazie. Lo hanno fatto quando rischiavano la tortura, lo sterminio, la sparizione nelle fosse comuni, e quando non esisteva una giustizia di alcun tipo a tutelarli. Ma lo hanno sempre saputo fare.

Il dramma del nostro tempo è che non siamo più capaci di farlo. Tutto qui. Pensateci.

Il dramma non è l’esistenza di Berlusconi o di Putin, del Fondo Monetario o di Wall Street. Il dramma non è che ci manca l’informazione, non è infatti che non sappiamo quanto brutali, corrotti, avidi essi siano.

Il dramma è che non sappiamo più spazzarli via. E siamo i primi nella Storia a essere così pavidi.

Potreste pensionare ogni vostro ‘paladino’ dall’Antisistema per 200 anni, senza perderci assolutamente nulla. Perché il dramma siete voi, noi, tutti noi e la nostra pavidità.

Paolo Barnard



Articolo di Paolo Barnard
sito http://www.paolobarnard.info
Articolo Pavidi

lunedì 18 maggio 2009

Scie Chimiche su Rebus