sabato 28 marzo 2009

In nome di chi lotta per la vita



RIFLUSSO
Laura è ferma adesso in una fabbrica di sogni, e vede il mondo fuori da un oblò
Franco ha messo all'asta il suo cervello e i suoi bisogni e vive come un orso in uno zoo
Maria non ha mai smesso di dormire neanche un'ora
Ma il principe non bacia per pietà
Sergio si è spostato sulle rive del qui è meglio, è ricco adesso e parla di onestà
Il buio ha preso il posto del coraggio di vedere, paura al posto della verità
Si parla sotto voce o nel chiuso delle stanze, nessuno canta più di libertà
Adesso che è una colpa solo avere un'opinione, che più sicuro poi non si sa mai
Che quello emarginato pure è un terrorista o forse è un poliziotto e non lo sai
Ma voglio almeno dire due parole, in nome di chi lotta per la vita
Potete forse farci rallentare però non vi crediate sia finita
Chissà se guarderemo i nostri figli apertamente dicendo almeno adesso tocca a voi
O scuoteremo il capo come un branco di imbecilli spiegando quali esempi siamo noi
Racconteremo storie come reduci noiosi o forse fingeremo dignità
Oppure gli offriremo fumo, sesso e disimpegno , le perle della nostra eredità
Il tempo si trascina inesorabile, dottore, e affonda i denti nella verità
E porta a galla i veli e i fabbricanti del terrore e non ha posto per chi se ne va
E Laura sguazzerà dentro ai suoi sogni comatosi
E un giorno finalmente morirà
E Sergio comprerà, Franco e Maria novelli sposi
Così sarà sicuro e arriverà
Ma voglio almeno dire due parole, in nome di chi lotta per la vita
Potete forse farci rallentare però non vi crediate sia finita.
Ma voglio almeno dire due parole, in nome di chi lotta per la vita
Potete forse farci rallentare però non vi crediate sia finita.

Pierangelo Bertoli

giovedì 19 marzo 2009

Non insegnate ai bambini!



Non insegnate ai bambini

non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

"Non insegnate ai bambini" di Giorgio Gaber

mercoledì 11 marzo 2009

Bambini del Futuro

In questo post voglio riportare per intero le prime due pagine del libro Bambini del Futuro, che compongono il primo capitolo del libro stesso di Wilhelm Reich. Per due semplici ragioni: la prima è perchè sull'autore si trovano molti commenti superficiali e molte diciture spezzettate dei suoi scritti, e poi perchè lo ritengo uno dei capitoli più interessanti e che più inducono a riflettere, tra quelli scritti dall'autore, e perchè in esso contiene parte di quella verità che troppo spesso neghiamo a noi stessi. Se volete fatelo girare, anzi vi invito a farlo.

Tratto dal libro "Bambini del futuro" di Wilhelm Reich, 1950:
1.

La fonte del “NO” umano.

Quando nasce, un bambino esce da un utero caldo, a 37 gradi centigradi, per trovarsi in un ambiente a 18 o 20 gradi. Questo è abbastanza sgradevole. Lo choc della nascita... abbastanza sgradevole. Ma potrebbe sopravvivere a tutto questo se non succedesse quanto segue. Come esce viene preso per le gambe e picchiato sul sedere. Il primo saluto è uno schiaffo. Secondo saluto: viene tolto alla madre. Giusto? Viene tolto alla madre. Ascoltatemi bene a questo punto. Fra cent’anni sembrerà incredibile: toglierlo alla madre! La madre non deve toccare o vedere il bambino. Il bambino non ha nessun contatto corporeo dopo nove mesi di contatto corporeo a temperatura molto alta – ciò che noi chiamiamo il “il contatto energetico orgonotico corporeo”, il campo di azione fra loro, il tepore e il calore. Poi gli ebrei introdussero qualcosa circa sei o settemila anni fa. E questa è la circoncisione. Non capisco perché l’abbiano introdotta. E’ ancora un enigma. Prendono quel povero pene. Prendono un coltello. Esatto? E cominciano a tagliare. E tutti dicono : “Non fa male”. Tutti dicono: “No, non fa male”. Ci siamo? Questa è un scusa, naturalmente, un sotterfugio. Dicono che le guaine dei nervi non sono ancora sviluppate. Perciò il bambino non sente niente. Ora, questo è un assassinio! La circoncisione é uno dei peggiori trattamenti inflitti ai bambini. E cosa succede loro? Guardateli. Non possono parlarvi. Si limitano a gridare. Ciò che fanno è contrarsi. Si contraggono, si ritirano in sé, via da quel brutto mondo. Io mi sono espresso molto crudamente, ma certamente capirete ciò che voglio dire. Ora, questo è il saluto: toglierlo alla madre. La madre non deve vederlo. Ventiquattro o quarantott’ore senza mangiare nulla. Esatto? Pene tagliato. E poi viene il peggio: questo povero bambino, questo povero neonato, cerca sempre di allungarsi e di trovare qualcosa di caldo, qualcosa a cui aggrapparsi. Va dalla madre, mette le labbra sul capezzolo della madre. E cosa succede? Il capezzolo è freddo, o non diviene turgido, o il latte non arriva, o il latte è cattivo. E questo è abbastanza generale. Non si tratta di un caso su mille. E’ generale. Questa è la norma. Cosa fa dunque il neonato? Come reagisce a ciò? Come è costretto a rispondere a ciò bioenergeticamente? Non può venire da lei a dirle: “ Ehi, ascolta, sto soffrendo tanto”. Piange, semplicemente. E alla fine ci rinuncia. Ci rinuncia e dice “No!”. Non dice “no” con le parole, capite, ma questa è la situazione psichica. E noi orgonomisti lo sappiamo. Lo veniamo a sapere dai nostri pazienti. Lo deduciamo dalla loro struttura psichica, dal loro comportamento, non dalle loro parole. Le parole non possono esprimerlo. Qui, proprio all’inizio, si sviluppa il rancore. Qui si sviluppa il “no”, il grande “NO” dell’umanità. E poi ci si chiede perché il mondo è in subbuglio.

martedì 10 marzo 2009

IraqiFreedom?


" Un tempo durante Saddam, non avevo la parola ma avevo dei sogni che mi portavano a pensare ad un Iraq senza un dittatore. Oggi posso parlare ma non ho più sogni."



Un iraqueno in un'intervista a Susanna Torretta, pubblicato sul libro "Quello che non si doveva dire" di Enzo Biagi