domenica 6 dicembre 2009

Termine pubblicazione

Con questo post termino la pubblicazione per ora. Questo termine avrà tempo indeterminato.
Rimarrò solo lettore e con meno frequenza, forse.
Ringrazio chi mi ha seguito finora, i post rimarranno pubblici mentre i commenti saranno disattivati.
Pubblicherò due post su nonostantetutto, come promesso a chi sa, ma questa attività di pubblicazione per ora è terminata.
Le ragioni di questo sono nate da profonde riflessioni personali.
Rimarrà attivo solo il form per inviare le mail, per ovvie ragioni di correzione ove fosse ragionevole e necessario per gli articoli pubblicati.
Ciao.

martedì 1 dicembre 2009

Nonostante tutto


E' nato Nonostante Tutto... un blog che unisce tre persone( ci sono anche io!!! )
Nonostante Tutto.. (per chi non muore solo)

E aggiungo: per chi non vuole vivere solo!!!

Ogni tanto fateci un salto.   

lunedì 30 novembre 2009

Una generazione che ha perso


  Grazie a Erika per la segnalazione della canzone



Testo tratto da “Bambini del futuro” di Wilhelm Reich

BAMBINI DEL FUTURO1

Il destino della razza umana sarà caratterizzato dalle strutture caratteriali dei Bambini del Futuro.  Le grandi decisioni saranno nelle loro mani, e nei loro cuori. Essi dovranno mettere ordine nella gran confusione di questo ventesimo secolo.  Questo riguarda noi direttamente, noi che viviamo oggi in mezzo a questo gran disordine.
Durante il secolo scorso, i nostri genitori e i nostri nonni hanno cercato ripetutamente di abbattere il muro dei mali sociali, programmi politici, riforme, risoluzioni e rivoluzioni. Ogni volta hanno fallito miseramente; neanche uno dei tentativi di migliorare il destino umano ha avuto successo. Anzi, peggio ancora, a ogni nuovo tentativo la miseria si è fatta più profonda e il disordine è aumentato. La generazione attuale, cioè coloro che sono adulti oggi, le persone tra i trenta e i sessant’anni, hanno ereditato questa confusione e hanno cercato in tutti i modi, ma invano, di uscirne. Alcuni sono riusciti a tenere la testa  fuori dal caos, altri sono stati trascinati nel gorgo, per non riemergere più. In altre parole, noi abbiamo fallito miseramente nel tentativo di costruire un nuovo orientamento di vita. Siamo stati schiacciati dal peso dei nostri stessi passati disordini. Ci siamo incatenati con le nostre mani mentre cercavamo disperatamente di conquistare la nostra libertà. Abbiamo fallito, e come generazione non riusciremo più a risollevarci.
Non c’è più alcuna speranza, dunque? La speranza c’è, ed è grande anche, se solo avessimo il coraggio e l’onestà di ammettere il nostro miserabile fallimento. Allora, e solo allora, saremo in grado di vedere dove e come poter intervenire e dare il nostro aiuto. Potremo dare un contributo se ci renderemo pienamente conto dell’enorme speranza implicita in un tipo di sviluppo sociale completamente nuovo e finora sconosciuto che sta emergendo ora: l’interesse internazionale per il bambino. Questo sviluppo ebbe inizio nel  1946 negli Stati Uniti, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Il primo presupposto per cogliere le possibilità date da questo nuovo sviluppo è renderci conto del nostro compito principale: non siamo altro che anelli di congiunzione fra un brutto passato e un futuro finalmente migliore. Non saremo noi a costruire questo futuro, dato che abbiamo dimostrato di essere stati incapaci di costruire il nostro presente. Ciò che possiamo fare, tuttavia, è dire esattamente dove e come abbiamo sbagliato. E possiamo fare tutto il possibile per rimuovere gli ostacoli sul loro cammino perché essi possano costruire un mondo nuovo e migliore.
Non possiamo assolutamente predicare ai nostri figli “l’adattamento alla cultura” quando proprio questa cultura è franata sotto i nostri piedi per oltre trentacinque anni.
I nostri figli dovrebbero forse adattarsi a questa epoca di guerre, di eccidi, di tirannie e sfacelo morale?
Non possiamo assolutamente sperare di creare caratteri umani indipendenti finché l’educazione è in mano ai politici. Noi non possiamo e non osiamo abbandonare i nostri figli in modo così meschino.
Non possiamo dire ai nostri figli che tipo di mondo dovranno o dovrebbero costruire. Ma possiamo fornire loro quel tipo di struttura caratteriale e di vigore biologico che permetterà loro di prendere le loro decisioni, di trovare la loro strada, di costruire il loro futuro e quello dei loro figli in modo razionale.

_______________________________________________
1. Relazione sull’Orgonomic Infant Center tenuta da Wilhelm Reich al Secondo Congresso Internazionale di Orgonomia il 25 agosto 1950.


Di questo libro ho pubblicato anche questi articoli:
BAMBINI DEL FUTURO

mercoledì 25 novembre 2009

La banalizzazione del male


E’ tutto nella tua testa vero?

Loro stanno morendo?

Solo nella tua testa?

Loro stanno piangendo?

Solo nella tua testa?

Loro stanno combattendo

solo nella tua testa.
E’chiaro, guarda, io sono qui,

non sono io

e nemmeno la mia famiglia,

perciò che ci frega?
Dici.
E’ solo nella tua testa!
Dici.
Ma è solo nella tua testa

che combattono, muoiono, piangono?

Sono illusioni i carri armati,

le bombe, i fucili?

E’ solo nella tua testa

maledetto zombie che non sei altro?

E’ la solita vecchia storia

da quando gli stati uniti

nella prima guerra mondiale cominciarono

a fare quello che hanno fatto.

Ma scommetto che a te

non interessa, non interessa

che anche nella tua testa loro

piangono, muoiono, combattono.

Non consideri la tua testa

ecco come fai ad essere

ipocrita, hai venduto

il tuo cervello,

zombie!

Sei diventato uno zombie,

e non ti sei nemmeno accorto.

Il tuo silenzio

indica ciò che sei.

Paoloblogger

Zombie (Cranberries)

Another head hangs lowly,
Child is slowly taken.
And the violence caused such silence,
Who are we mistaken?

But you see, it's not me, it's not my family.
In your head, in your head they are fighting,
With their tanks and their bombs,
And their bombs and their guns.
In your head, in your head, they are crying...

In your head, in your head,
Zombie, zombie, zombie,
Hey, hey, hey. What's in your head,
In your head,
Zombie, zombie, zombie?
Hey, hey, hey, hey, oh, dou, dou, dou, dou, dou...

Another mother's breakin',
Heart is taking over.
When the vi'lence causes silence,
We must be mistaken.

It's the same old theme since nineteen-sixteen.
In your head, in your head they're still fighting,
With their tanks and their bombs,
And their bombs and their guns.
In your head, in your head, they are dying...

In your head, in your head,
Zombie, zombie, zombie,
Hey, hey, hey. What's in your head,
In your head,
Zombie, zombie, zombie?
Hey, hey, hey, hey, oh, oh, oh,
Oh, oh, oh, oh, hey, oh, ya, ya-a...

martedì 24 novembre 2009

L'insipidità della apparenza di vita

domenica 22 novembre 2009

Un piccolo omaggo ad un grande poeta


Nel novembre del 1975, moriva per morte violenta, uno dei più grandi poeti italiani, Pier Paolo Pasolini. In omaggio al ricordo della sua vita e dell'anniversario della sua scomparsa ho trovato questa bellissima poesia su un libro e l’ho ricopiata. La poesia è dedicata a Robert Kennedy, uomo che ha saputo infiammare il cuore delle persone, e che forse questo lo ha reso scomodo al potere tanto da farlo uccidere, anche se solo a favore del meno peggio come dice la poesia di Pasolini, tanto da attirare l’attenzione del poeta italiano per un componimento letto dallo stesso in una trasmissione televisiva nel 1968.

Non sei nella tomba ma nei miei sensi.

Dalla tomba, dove finalmente sei vivo,

mandi per il mondo una figlioletta o un figlio adolescente

a farsi baciare sulla bocca – perché li bacino sulle labbra.

Ci sono certe bocche, con un sorridere di adolescente

Che dimostrano come nessuna società contenga il mondo.

Dalla tomba dove dunque non sei, ma nei sensi altrui,

vivo, di quella vita che supera di tanto lo stesso

sconfinato contenere degli Stati Uniti – basta quel sorriso

che dà voglia di baciare la bocca che lo scioglie

(anche con calcolo, anche con calcolo) al mondo,

fa sì, dico, che un ebreo di elezione

(ma che può amare carne araba, esclusivamente)

possa scrivere, su ordinazione,

una dichiarazione d’amore, non un canto funebre.

Eri morto, quando eri Bob, per calcolo,

e l’innocenza di un adolescente quarantenne era dunque

fatta funzionare per che cosa? per il potere.

Allora si che eri morto, e non poteva

un poeta che non vorrebbe scrivere più versi

(non per ispirazione, non su ordinazione)

scrivere qualcosa in una lingua cosiddetta speciale

per te. Polemici poeti!

Che non voglion sentire parlare di fughe:

non nel passato, non nel futuro, non nel nulla,

non, tanto meno, nella Rivoluzione.

Anche non credendo più in nulla se non nel tutto,

quel poeta di nazionalità israeliana

ma pieno di mogli arabe – in fin di vita –

avrebbe potuto tesserti … un elogio funebre,

se mai: ma allora, allora, appunto, quando eri vivo,

(benché per fortuna anche allora tu non corressi,

no, pericoli di beatificazione o di santificazione).

Comunque, se qualcosa, in questa lingua oscura

(speciale) della poesia, avesse voluto dirti,

ti avrebbe detto chiaro e tondo che con quel bel sorriso

e con quel bel ciuffo biondo, patrimonio famigliare,

eri un morto – o tutt’al più, avresti potuto essere

un interprete ideale per impersonare Oreste.

Perché morto? (come ora il tuo dolce figlio

bocca da baci, e tutta la tua famiglia, potente?)

Beh: ora sei vivo, non sei nella tomba,

(ma nei sensi, ridotto al solo sorriso,

e al ciuffo che può sfoggiare solo un garzone).

Potevi parlare, e dire cose degne di John

(che è molto, molto, ma si può dire che è poco, poco:

non più di quello che ci si può aspettare

da un miliardario americano, bello, per giunta).

Ma quel tuo parlare era parlare nel dominio

non della vita, che non domina nulla, lei.

E’ inteso dunque che quel tuo parlare, quel tuo

significar per verba, ti era lecito, perché?

Solo perché complice della vita che è tanto debole

quanto immensa,

e non complice del potere, in realtà:

qualunque potere, intendo,

il potere della guerra, il potere di Johnson,

il potere democratico, il potere della pace.

Ma tu potevi significar per verba quello che volevi,

eh, eh, tu potevi parlare, parlare, parlare come volevi,

davanti alle telecamere, nelle halls dappertutto,

dentro la grandissima tomba americana:

qualcosa, appunto, ti tradiva:

perché tu, ingenuo, non ti esprimevi con le sole parole

né col solo tuo corpo fortunato, su cui del resto contavi

ché dagli allievi, gran congressisti, del professor Morris

avrebber potuto compliar tabelle includenti

il tuo significar verbale e quello non verbale:

ma in tutti quei fogli sarebbe ritornata un’incognita

(un punto ineffabile) : si, perché parlando – e calcolando

insieme, anche l’apporto semiotico del corpo – eri morto,

mentre invece, eri vivo: e infatti ciò è dimostrato da cosa?

dal tuo essere vivo totalmente ora, nella tomba.

La causa buona si combatte in quel punto della vita

che non coincide con sistema alcuno,

e che nessuna rivoluzione, nemmeno, può calcolare.

Perché sia ben chiaro che – se tu dolce eroe vivo,

sei stato da morto l’eroe del meno peggio –

tutto qui è meno peggio, e peggio del peggio:

l’unica cosa radiosa è il nulla di un sorriso,

(unito naturalmente allo stoicismo con cui hai gettato

il tuo corpo nella lotta: per il meno peggio, appunto).

Hai significato che solo per questo poco si muore,

miliardario senatore vietcong onorario,

vivendo in vita come coniglio, come colombo,

con nidiata o covata di bocche da baci – regolato

dall’Ufficio Stampa, Donchisciotte medio (carino):

carismi ridotti a materiali da lancio.

Ma non l’hai insegnato con la tua grande adulta

sapienza liberale (storica, ragionante, calcolatrice), no:

ma con quella semplicemente naturale,

perché: lo naturale è sempre senza errore,

lo naturale è sempre senza errore.

La filastrocca potrebbe continuare,

ma la felicità no: essa ha sempre vita breve.

Pier Paolo Pasolini